2018

Patagonia

Il richiamo dell’avventura

Siamo rientrati dalla nostra spedizione in India a metà settembre 2018, e non passò molto tempo prima che la sete d’avventura mi spingesse di nuovo in viaggio. Così due mesi dopo, a metà novembre dello stesso anno, io, Federico Martinelli e Michele Colturi (due amici e colleghi) siamo partiti per la Patagonia, una terra affascinante per ogni alpinista ma che nessuno di noi aveva ancora visto.

Una finestra di bel tempo

Appena arrivati in Argentina, un amico esperto meteorologo che da casa ci teneva aggiornati sulle condizioni meteo ci ha dato una notizia fantastica: una breve finestra di bel tempo era in arrivo! Non abbiamo perso tempo, giusto avuto il tempo di lasciare i bagagli a El Chalten, preparare gli zaini e siamo subito siamo partiti per tentare la via Supercanaleta sul versante ovest del Fitz Roy.

Verso la base del Fitz Roy

Il buio della notte era ancora fitto quando lasciammo El Chaltén. Abbiamo camminato una giornata intera con zaini pesanti sulle spalle per raggiungere la base della parete dove abbiamo piazzato le tende.

Ci siamo concessi poche ore di sonno interrotte da forti raffiche di vento che sbattevano contro le pareti della nostra tenda, e ancora nella notte siamo partiti per affrontare la prima parte della via: un ripido canale ghiacciato che dovevamo percorrere con il gelo per trovare le condizioni ideali per la progressione.

Quindici ore di scalata

Durante quindici lunghe ore di scalata, ci siamo mossi tra ghiaccio e roccia, raggiungendo il punto d’incontro tra la Via Supercanaleta e la Via Californiana, circa tre quarti della nostra ascesa. Qui abbiamo bivaccato, senza tenda avvolti solo nei nostri sacchi a pelo. Abbiamo assistito a un tramonto indimenticabile, con il sole che calava dietro il Cerro Torre, dipingendo il cielo di sfumature incredibili e illuminando il Fitz Roy di un rosso intenso!

La vetta

La notte è poi scesa su di noi, e l’abbiamo trascorsa sotto un magnifico cielo stellato.
Ci siamo svegliati al sorgere del sole, pronti a riprendere la scalata dopo un sorso di the caldo.

Dopo altre dieci ore di tiri su roccia, eravamo finalmente in vetta al Fitz Roy! Un altro piccolo sogno che avevo nel cassetto era stato realizzato!

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La lunga discesa

Dopo aver festeggiato la conquista per un attimo, iniziammo subito la discesa. Lunga e faticosa, fu una successione di interminabili calate in corda doppia che, a fine giornata, ci riportarono alla base della parete. Eravamo bagnati fradici e infreddoliti, perché il canale ghiacciato si era trasformato in un torrente con il sole del pomeriggio. 

Arrivati alla base, non ci siamo fermati quindi a riposare, ma abbiamo continuato a camminare per tutta la notte, senza sosta, fino al campo attrezzato di Piedra del Fraile per non congelare.

L’ultima occasione

Era trascorso quasi un mese e la data del rientro in Italia si avvicinava. Ma proprio in quel momento, il destino ed il meteo sembrarono volerci offrire un’ultima occasione. Per non perdere questa opportunità, ho deciso di posticipare il mio volo di rientro.
Il nostro nuovo obiettivo era la via dei Ragni sul Cerro Torre.
A questo punto del viaggio, a noi si erano uniti due nuovi compagni: Pietro Picco, un alpinista di Courmayeur che avevamo conosciuto a El Chaltén, e Luca, il papà di Fede Martinelli, anch’egli guida alpina.
Purtroppo, la fortuna che ci aveva accompagnato fino a quel momento svanì. Giunti al Passo Marconi, poco prima di raggiungere il ghiacciaio dello Hielo Continental, il tempo cambiò bruscamente e fummo costretti a rientrare.

Un arrivederci al Cerro Torre

Nonostante non sono riuscito a raggiungere quest’ultima vetta, la mia Patagonia è stata un’avventura memorabile! Caro Cerro Torre, ci rivediamo presto!

Rassegna Stampa

PLANET MOUNTAIN

Supercanaleta, Fitz Roy, Patagonia, Michele Colturi, Federico Martinelli, Federico Secchi

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Supercanaleta del Fitz Roy in Patagonia salita da Michele Colturi, Federico Martinelli e Federico Secchi

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Supercanaleta, Fitz Roy, Patagonia, Michele Colturi, Federico Martinelli, Federico Secchi