2025

GASHERBRUM IV

LA MONTAGNA SCINTILLANTE

2025

GASHERBRUM IV

LA MONTAGNA SCINTILLANTE

Un nuovo sogno tra le vette del Karakorum

Dopo l’adrenalina della spedizione al K2, lo scorso giugno sono tornato in Pakistan per una nuova, grande avventura.
Il mio obiettivo era il Gasherbrum IV (7.925 m), una montagna che mi aveva incantato l’anno prima con la sua bellezza abbagliante.
Conosciuto come la “Montagna scintillante” per i suoi marmi bianchi che brillano come diamanti al tramonto, il Gasherbrum IV ci aspettava per una sfida ancora più ambiziosa.

Sulle tracce di Bonatti e Mauri

Questa volta, la meta era più ambiziosa: volevamo ripercorrere la storica via Bonatti-Mauri, una linea di salita che non viene ripetuta da ben 67 anni.
A differenza delle spedizioni “commerciali”, su questa montagna non vi sono corde fisse né percorsi segnati.
L’avventura è allo stato puro: avremmo dovuto trovare e tracciare la nostra via.
Per un’impresa così complessa, ho voluto al mio fianco due compagni preparati: Leonardo Gheza e Gabriele Carrara.

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Verso l’anfiteatro dei Gasherbrum

Siamo partiti a metà giugno 2025, e già durante il trekking di avvicinamento, le condizioni erano molto diverse rispetto all’anno precedente: tanto caldo, poca neve e molto ghiaccio.
Raggiunti i 5000 metri del campo base, ci siamo trovati nel cuore del magnifico Anfiteatro dei Gasherbrum, circondati da sette giganti che vanno dai 6.900 agli 8.080 metri.
Il caldo intenso rendeva tutto più pericoloso, ma eravamo pronti a metterci alla prova.

Alla ricerca della via

Dopo l’allestimento e qualche giorno di riposo al campo base, abbiamo iniziato l’acclimatamento e lo studio della linea di salita.
Fino a Campo 1 (6.100 m) tutto è filato liscio, ma la vera difficoltà è arrivata subito dopo: la temuta seraccata degli Italiani, un labirinto di torri di ghiaccio in continuo movimento.

Abbiamo tentato di aggirarla sul versante destro, ma ci siamo trovati davanti a una conca invalicabile.
Con il buio in arrivo, la ritirata era l’unica opzione.
Leonardo è decollato con il parapendio per non affrontare di nuovo quel tratto pericoloso, mentre io e Gabriele siamo rientrati a piedi fino al Campo 1.

Il maltempo e la resa

Tornati al campo base, ci siamo resi conto dell’enormità dell’impresa.
Il maltempo ha iniziato a imperversare, con abbondanti nevicate e continui distacchi di valanghe che hanno reso impossibile ogni progresso.
Abbiamo tentato una salita sul vicino Gasherbrum II per completare l’acclimatamento, ma anche lì siamo stati costretti a ritirarci a quota 6.500 m.

Tra droni, voli e frane

Con la fine della spedizione ormai vicina, Leonardo e Gabriele sono tornati sul GII per recuperare il materiale, mentre io ho accompagnato Ettore, il nostro videomaker, a Campo 1 per effettuare riprese con il drone.
Abbiamo catturato immagini uniche di queste vette remote e della cresta di Bonatti.
Nel frattempo, una frana di seracco si è staccata dal vicino Baltoro Kangri, distruggendo le tende di alcuni alpinisti francesi.
Le nostre, fortunatamente, sono state risparmiate grazie a una collinetta di terra che ha deviato l’onda d’urto.

Il rientro

Con il peggioramento del meteo, abbiamo deciso di concludere la spedizione.
Per il rientro abbiamo scelto il Passo del Gondogoro La, un percorso più impegnativo ma spettacolare, che ci ha permesso di ammirare nuove montagne del Pakistan, passando ai piedi del celebre Laila Peak.
Lì mi sono concesso un piccolo volo in parapendio, un momento di leggerezza dopo settimane di tensione.
Prima del ritorno in Italia, siamo stati ospiti del nostro cuoco nel suo villaggio, famoso per la coltivazione e l’essiccazione delle albicocche, un progetto sostenuto dal governo pakistano per aiutare la popolazione locale.
Gli ultimi giorni li abbiamo trascorsi a Skardu, con gli ultimi voli in parapendio a chiudere un’avventura intensa e indimenticabile.

Rassegna Stampa

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