2019
Nepal - Himlung
Un sogno chiamato Nepal
Era il 2019, il mio amico Marco Majori mi aveva parlato di un’impresa affascinante: un progetto del Gruppo Sportivo Esercito, a cui partecipava anche Marco Farina, per tentare la salita della cresta nord del Nemjung in Nepal (7.140 m), ancora inviolata.
L’idea mi entusiasmò, così chiesi di unirmi a loro. Sapevo che sarebbe stata la mia prima spedizione così costosa, ma non mi feci fermare. Trovai alcuni sponsor locali che mi diedero una mano, ma dovetti anche investire una buona parte dei miei risparmi.
La cresta inviolata del Nemjung
Il nostro obiettivo era ambizioso. La cresta era un labirinto di ghiaccio e neve, senza tracce. Essendo gli unici a tentare quella via, eravamo completamente da soli.
Purtroppo, le condizioni meteo erano avverse, la troppa neve e il forte vento avevano creato cornici instabili che provocavano enormi valanghe. Abbiamo provato a salire più volte, ma dopo una decina di giorni, Marco Farina decise di rinunciare e tornare a casa. La sua scelta mi deluse, mi sentivo sconfortato, vedevo il nostro progetto sfumare. Ma io e Marco non avevamo intenzione di arrenderci.
La cresta inviolata del Nemjung
Il nostro obiettivo era ambizioso. La cresta era un labirinto di ghiaccio e neve, senza tracce. Essendo gli unici a tentare quella via, eravamo completamente da soli.
Purtroppo, le condizioni meteo erano avverse, la troppa neve e il forte vento avevano creato cornici instabili che provocavano enormi valanghe. Abbiamo provato a salire più volte, ma dopo una decina di giorni, Marco Farina decise di rinunciare e tornare a casa. La sua scelta mi deluse, mi sentivo sconfortato, vedevo il nostro progetto sfumare. Ma io e Marco non avevamo intenzione di arrenderci.
Cambio di rotta: l’Himlung
Così, abbiamo deciso di puntare a un’altra montagna lì vicino, l’Himlung (7.126 m). Era un’ottima alternativa, meno ripida e meno esposta al rischio valanghe. Abbiamo deciso di tentare la salita in stile alpino, solo noi due, senza l’aiuto di nessuno.
La salita nel buio
A causa di un errore di valutazione, abbiamo iniziato la nostra salita verso la vetta troppo presto, nel cuore della notte. Avevamo seguito il consiglio di alcuni sherpa, ma non avevamo considerato che il loro ritmo era molto più lento del nostro.
Dopo averli superati, abbiamo dovuto affrontare la neve fresca, aprendo la strada con fatica. Purtroppo, questo ci ha fatto trascorrere molte ore sulla cresta, esposti a un vento gelido e impetuoso. Il sole non era ancora sorto e il rischio di congelamento era altissimo. La punta del mio naso, in particolare, ha sofferto un po’, ma per fortuna si è ripresa completamente in pochi giorni.
L’alba sulla vetta
Finalmente, all’alba, siamo arrivati in cima. Il sole che spuntava e le temperature che si alzavano ci hanno ripagato della fatica. Non solo avevo raggiunto una vetta di 7.000 metri, ma avevo capito che il mio corpo reggeva l’alta quota.
Un nuovo modo di vivere la montagna
Tornando a casa, abbiamo avuto il tempo di riflettere: le montagne nevose del Nepal andavano affrontate con gli sci. Si era più rapidi e sicuri in discesa, e soprattutto, ci si divertiva di più!
L’Himlung era stata un’esperienza incredibile, ma già sognavamo la prossima avventura, pronti a scivolare tra le vette dell’Himalaya con gli sci ai piedi!








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